VARSAVIA TRA ANTICO E MODERNO
Cosa vedere a Varsavia
VARSAVIA TRA ANTICO E MODERNO
Varsavia è una città piena di energia. Probabilmente è il riflesso di una storia a dir poco “travagliata”, che l’ha vista rinascere dalle sue ceneri nel vero senso della parola. E ne va giustamente orgogliosa. Qui ho respirato l’animo polacco, quello che ha visto la propria capitale rasa al suolo dai nazisti, e che si è rimboccato le maniche per ricostruirla esattamente com’era. E lo ha fatto bene, rendendola una città vibrante che guarda al futuro.
Capitale della Polonia dal 1596, Varsavia è nel centro del Paese, a metà strada fra il Baltico e i Carpazi. Importantissimo centro scientifico, culturale e artistico dove conta 28 teatri, 35 musei e 60 gallerie d’arte. E grazie a una settantina di università e a numerosissimi istituti scientifici, accoglie più di 200.000 studenti. Una città giovane non solo per i suoi studenti, ma anche per essere stata ricostruita 70 anni fa. Nel 1944 Hitler aveva un obiettivo irrinunciabile: distruggere Varsavia e lo fece senza contare le perdite umane. La comunità ebraica, seconda per grandezza solo a quella di New York, è stata annientata. Dopo essere sopravvissuta ai nazisti, la Polonia è passata sotto il regime sovietico. Vita facile insomma: il passato c’è e si ricorda, ma si guarda avanti.
Dal punto di vista architettonico, la capitale è molto eterogenea, un mix di grattaceli scintillanti e antichi palazzi color pastello, tra cui il Palazzo della Cultura e della Scienza. Coi suoi 230 metri di altezza è l’edificio più alto d’Europa. Costruito negli anni ’50 durante il controllo sovietico come un dono al popolo da parte di Stalin, da cui c’è la terrazza, posta al 30° piano, da cui si può ammirare uno splendido panorama su tutta la città.
La vera attrazione di Varsavia è la sua Città Vecchia (“Stare Miasto”): una minuscola perla che si accede da Plac Zamkowy, una piazza molto grande dominata dal Castello Reale e dalla colonna di Sigismondo III Vasa, e dal panorama sul fiume Vistola e lo stadio di calcio, e ricostruita fedelmente con una precisione maniacale. Come? Sulla base di dipinti del 1700 in cui Bernardo Bellotto (chiamato Canaletto in onore del famoso zio) lo aveva ritratto con una ricchezza di dettagli incredibili. I varsaviani rivolevano la loro città sparita, e l’hanno riportata in vita. Una caparbietà che la dice lunga su questo popolo. E una simile caparbietà meritava un riconoscimento planetario, arrivato dall’Unesco che ha inserito la Città Vecchia nel Patrimonio dell’Umanità. Ma non mancano edifici e chiese storiche importanti, come il Museo di Varsavia e la Cattedrale gotica di S. Giovanni, situati lungo la Strada Reale che porta alla Città Vecchia.
Il centro nevralgico è la Piazza del Mercato (“Rynek Starego Miasta”), il vero e proprio simbolo di Varsavia da quando è stata costruita nel 1300, con la fontana raffigurante una sirena: la leggenda narra che la sirena, nuotando nel Mar Baltico, arrivò nelle acque della Vistola ed uscì dall’acqua per riposarsi ma i pescatori si accorsero di lei, perché intrecciava le reti facendo scappare i pesci. La volevano cacciare ma sentendo il suo canto ne restarono meravigliati. Un commerciante scoprì che esisteva questa sirena e pensò di guadagnarci, facendola prigioniera rinchiudendola in un sottotetto, ma che successivamente venne liberata da un giovane uomo di nome Wars, figlio di un pescatore, che la sentì piangere. Lei, armata di spada, per ringraziarlo, promise di proteggere la città e i suoi abitanti dando il nome della città in onore all’uomo che le ha salvato la vita.
Nella sua cornice di palazzi colorati, in un mix di architetture di stile ottocentesco, ospita i tavolini di café e ristoranti, gallerie d’arte, pittori e ritrattisti. Proseguendo verso nord c’è la porta del Barbacane, in mattoni rossi, con la torre difensiva e quello che resta delle mura difensive del Cinquecento. Ora potete trovarci il Museo Nazionale di Varsavia e percorrere la storia della città con una visita, girare negozi o mangiare dei tipici pierogi, ravioli ripieni di carne o verdure, in uno dei tanti ristoranti presenti, circondati da palazzi variopinti. Se avete voglia di fare shopping potete recarvi a Nowy świat street, la via principale dei negozi di Varsavia; infine, vi consiglio una passeggiata nei giardini sassoni, parco pubblico situato in centro e una delle tante oasi verdi della città.
Varsavia è la città natale del compositore Chopin a cui è dedicato il Museo omonimo che ospita la sua collezione con oltre 7 mila pezzi, tra cui manoscritti, lettere private, fotografie, dipinti, gioielli, disegni, di cui gran parte dal 1999 è patrimonio dell’Unesco.
Il Parco reale Lazienki si contende con il Palazzo di Wilanow, vecchia residenza estiva dei sovrani polacchi, il primato in città come miglior palazzo circondato da un parco. Anche questo è stato una residenza estiva reale per molto tempo e oggi all’interno dei suoi palazzi ospita mostre, eventi, concerti. Poco prima di accedere al parco potrete inoltre fare un salto ad ammirare il Castello Ujazdowski, che in estate è l’anima della città e diventa un vivace centro culturale.
Non mancate di visitare il quartiere Praga che è il quartiere alla moda della città, qui sono state girate molte scene del film “Il pianista” ed è il luogo preferito degli artisti: aprono continuamente gallerie, musei improvvisati, esposizioni e potete aggiungere una visita allo Zoo di Varsavia che si trova in questa zona.
Vale la pena visitare i resti del ghetto ebraico, che prima della guerra a Varsavia viveva la seconda comunità di ebrei più grande del mondo dopo quella di New York, dove passeggerete lungo la Via della Memoria del ghetto, che ricorda i tristi avvenimenti di quegli anni. Il percorso è segnato da 16 blocchi di granito e commemora gli ebrei che hanno qui perso la vita durante le rivolte: il vecchio ghetto venne in queste occasioni distrutto totalmente e restano in piedi solo alcuni palazzi in rovina.
Oltre ad essere una meta ancora molto abbordabile, Varsavia è una città che ha parecchio da dire e da raccontare e che incanta con il suo mix unico di architettura moderna, una vivace scena culturale e un’atmosfera giovane, desiderosa di guardare avanti.